Mai essere superficiali, soprattutto in montagna.
Siamo a Corvaro all'imbocco della Valle Amara di buon ora al mattino, è freddo ma non c'è neve (siamo a circa 1000 slm), neanche l'ombra. Sappiamo che nei giorni scorsi ha nevicato e (provenendo dall'autostrada) abbiamo visto le cime spolverate di bianco ma qui neve non ce n'è pertanto decidiamo di lasciare in auto le ciaspole.
I ramponi vengono con noi, probabilmente nell'ultimo tratto verso la vetta ci serviranno, li ci sarà senz'altro neve.
Ci avviamo per la carrozzabile in comoda salita, il passo è veloce per scacciare via il freddo; ma mano che saliamo cominciamo ad intravedere qualche chiazza bianca ai bordi della strada che ben presto si copre di un sottile strato di neve abbastanza compatta.
Si cammina comodi su questi 7/8 centimetri di neve, si chiacchiera e arrivati ad un bivio prendiamo a destra e proseguiamo di buona lena. Passa così quasi una mezz'ora prima di accorgerci che... stiamo andando nella direzione sbagliata!
Dopo un po' di disappunto torniamo indietro in lieve discesa per raggiungere il bivio e prendere la strada giusta, che sale un po' più ripida e coperta di uno strato di neve più consistente (un dubbio comincia ad affiorare nelle nostre coscienze sporche).
Ad un tratto il sentiero lascia la strada e si inerpica nel bosco nella Valle dell'Asino dove la neve fresca si manifesta subito di ostacolo alla progressione. Man mano che saliamo camminare si fa più faticoso e il pensiero va alle amiche ciaspole lasciate a dormire nel portabagagli dell'auto.
Progrediamo lentamente ma inesorabilmente nel bellissimo bosco sulla neve priva di orme, la pendenza alleata della neve fresca è un potente avversario delle nostre gambe che cominciano a protestare.
Alla fine usciamo dal bosco in una grande spianata bianca, la neve è ormai al ginocchio. Alla nostra destra la punta dell'Uccettù, di fronte a noi la Selletta Solagne. Potremmo salire fino alla sella e poi affrontare la cresta dell'Uccettù ma tutte le descrizioni e le tracce GPS che abbiamo studiato passano a NW del monte per salire dalla cresta che congiunge l'Uccettù a Cima ZIS (anticima del Morrone).
Iniziamo l'aggiramento da Ovest ma la neve è alla coscia ormai, le gambe stanche e l'ora tarda. Le giornate sono corte e prima del tramonto dobbiamo raggiungere almeno la carrabile. Pur con le lampade frontali la discesa nel bosco con massi ricoperti di neve non sembra prudente; decidiamo la resa.
Torniamo alla piana e decidiamo di sfruttare il piccolo Rifugio del Campitello per ripararci dal freddo e mangiare un boccone; lo raggiungiamo ed... è aperto.
Non solo! C'è un bel camino ed una provvista di legna! Decidiamo di approfittarne ed accendiamo un bel focherello davanti al quale facciamo fuori le provviste del nostro zaino.
Grazie, veramente grazie a chi si occupa di questo piccolo rifugio, ci siamo sentiti veramente ospitati e quando ripasseremo di qui (perchè ripasseremo!) vogliamo lasciare al rifugio qualcosa di utile.
Riscaldati e rifocillati ridiscendiamo per la Valle dell'Asino e raggiungiamo la carrabile che è quasi notte.
Siamo all'auto col buio, ma in sicurezza grazie alle lampade frontali, un po' delusi per la conquista fallita ma la bella sensazione del fuoco nel Rifugetto del Campitello allevia di molto la nostra delusione.
Ci torneremo sull'Uccettù e passeremo a trovare il rifugio, è una promessa.
Nel bosco incantato.
Cima senza nome
Si comincia a sentire la mancanza delle ciaspole
La Piana del Campitello (si intravede a destra il rifugio)
L'interno del rifugio spartano ma accogliente.
Ci si consola così...
Recensito da Alessandro Russo a.k.a. xissur
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