martedì 2 luglio 2013

Monte Velino - 2 luglio 2013


Alle 7.30 l'auto è parcheggiata nei pressi di S. Maria in Valle Porclaneta.

Scarponi, zaino e via; all'assalto del Velino.

Un kilometro e mezzo di mulattiera ghiaiosa coi segni del sentiero Europa poi si stacca sulla destra inaspettato (lo stavamo per lisciare) il sentiero n. 3 che porta in vetta al Monte Velino.
Il sentiero si inoltra nel bosco divenendo ripido e stancante; il tempo sembra incerto. Ci mettiamo circa 3 ore per raggiungere la fontana di Sevice con la sua ottima acqua fresca ed abbondante.

Ci rifocilliamo e ripartiamo raggiungndo in  breve la Capanna di Sevice dove ci concediamo un'altra pausa osservando i cavalli che brucano tranquilli nell'ampia conca davanti al rifugio.

Io comincio a temere che oggi il Velino non sia alla mia portata, le gambe sono stanche, qualche accenno di crampo; la strada ancora tanta.
Seguiamo sempre il sentiero 3 che aggira la conca costeggiando la parete a strapiombo che da sulla Val di Teve; alla nostra destra il Monte Sevice (penso possa essere la nostra meta di riserva).
Mentre io combatto con i crampi che mi costringono a fermarmi ogni tanto, Fabrizio combatte contro lo strano senso di vertigine che da qualche mese a questa parte gli danno gli strapiombi; mai avute vertigini prima d'ora, e poi il sentiero costeggia lo strapiombo ma è tutt'altro che esposto, è tranquillo.
Comicio a proporre di finirla qui, camminiamo da 4 ore e mezza, le gambe non mi reggono e c'è anche da tornare all'auto, ma proseguiamo quasi di conserva; dentro di me non ci credo più.

Ad un tratto sentiamo un rumore, un elicottero si avvicina arriva davanti al rifugio scende fin quasi ad atterrare poi cala una fune con attaccata una croce; i cavalli corrono impazziti dalla paura poverini.

Superiamo un costone, poi un altro ed eccolo li! Il Velino è davanti a noi; ma appare inespugnabile; avvolto dalle nubi che si addensano rapidamente per poi essere dissolte altettanto rapidamente da qualche folata di vento.
Io non ce la faccio più e Fabrizio alla vista della cresta del Velino che dovremmo superare per raggiungere la vetta, perde anche lui la speranza di conquistare la cima.

Ci buttiamo a terra e distruggiamo i nostri panini bevendo a profusione, per il ritorno c'è la fresca acqua della Fontana di Sevice.

Intanto sul velino appaiono 4 escursionisti che vengono dall'altro versante, forse sono saliti dal Cafornia oppure vengono dal Rifugio Sebastiani, si avviano sulla cresta per svanire presto in un nuvolone grigio; tutto diventa nero e noi ufficializziamo la nostra rinuncia.

Un grifone (?) vola intorno alla cima librandosi sul vento che in breve spazza via tutte le nuvole; ora è tutto di nuovo sole intorno a noi e la vetta sembra ad un passo.

E' un'ora che siamo fermi e le gambe sembrano tornate nuove così decidiamo di nascondere gli zaini e buttarci alla conquista della vetta.

Il sentiero è ripido ma meno del previsto, esposto? Neanche tanto.... in meno di mezz'ora siamo su.

Abbiamo vinto, nonostante i miei crampi e le strane vertigini di Fabrizio abbiamo conquistato questa vetta, e dire che ormai avevamo rinunziato; la sensazione di raggiungere la cima dopo tanto penare e titubare è indescrivibile,

Il Panorama da quissù è senza pari, tutte le montagne del centro Italia dal Gransasso alla Maiella ai monti del PNALM e a nord il Terminillo e i Sibillini con l'inconfondibile Vettore (ci andremo presto).

Presto che è tardi!

Dobbiamo riscendere, con cautela sul crestone ghiaioso e poi in scioltezza sul sentierio interminabile fino alla mulattiera che non finisce mai.

Siamo all'auto alle 20 dopo 12 ore e mezza di escursione; le gambe? e chi le sente più!

Soddisfatti.

Stanchi ma soddisfatti.



Recensito da  Alessandro Russo a.k.a. xissur

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