E' una settimana un po' "ballerina" come meteo ma sabato sembra promettere buono, freddo ma sereno. Così decidiamo di programmare un'escursione senza neanche farci troppo intimidire dal fatto che avvicinandoci a sabato le previsoni peggiornao riportanto un nuvoloso con possibile neve debole per la mattina ma in miglioramento. Fatto sta che alle 8 e 40 circa siamo al'attacco del sentiero n. 9 a Forme. Ciaspole o non ciaspole? Questo è il problema. Arriva un'auto di escursionisti, sembrano esperti e parlano "locale" così chiediamo e ci dicono che su c'è un po' di neve ma non è da ciaspole, forse un po' di ghiaccio e senz'altro vento. Loro saliranno per la Majelama ma senza raggiungere vette, solo una passeggiata tranquilla.
O le ciaspole restano in macchina ma i ramponi e picca con noi nello zaino.
Nel frattempo fiocca, debole ma costante, sembra di essere come quei pupazzetti nella palla di vetro di Quarto potere.
La salita è subito ripida ma il sentiero è ben segnato e comodo, fa freddo e a tratti la tramontana sferza i volti e gela le mani. Guanti invernali e si prosegue.
Aggirato un primo costone si entra in un vallone (credo lo chiamino della Sentina) più riparato, il vento cede e ci si può alleggerire un po' anche se la neve continua inesorabile, lenta e ironicamente natalizia.
A 1600 comicia un lieve strato di nevischio a tratti ghiacciato fino ad un pianoro dove si attacca la salita alla cresta del Sentinella su sentiero innevato, si scivola ma non occorrono né ciaspole né ramponi. Man mano che si sale ricomicia a frustare il vento mentre la neve cessa di cadere ed il cielo si apre. Dietro di noi la mole del Cafornia imbiancato e coperto dalle nubi e la cresta della Cimata Fossa Cavalli, il Velino è impallato dal Cafornia.
La salita alla cresta è agevole ma appena in cresta il vento che spazza la neve ghiacciata rivendica la sua esclusiva sul territorio cercando di spingerci letteralmente via (fosse una cresta stretta ci sarebbe da essere preoccupati) e di congelarci la faccia.
Il freddo, nonostante ormai il sole sia pieno, è incredibile considerato che siamo neanche a metà novembre.
L'aria è limpida ma le principali cime sono tutte coperte da nubi, la cresta davanti a noi è interminabile e il vento ci spinge indietro, alla fine spunta un pezzo del tetto del rifugio Panei/Magrini, e la forza torna nelle gambe; resta però un dubbio: sarà accessibile? Sappiamo che è pericolante ma, sarà chiuso? Con un vento simile anche solo ripararcisi dietro sarebbe utile ma poter entrare sarebbe meglio. Sotto l'antivento siamo entrambi sudati e potersi cambiare con panni ascutti e mangiare un boccone al riparo sarebbe un sogno. Saliamo sulla piattaforma ghiacciata e saggiamo la porta in ferro che dapprima non cede poi, con una spinta più decisa, si apre mostrando un interno desolante, pavimento sfondato, tavole di legno, rifiuti, reti arrugginite e un relitto di stufa. Ma non c'è vento.
Possiamo indossare i panni ascitti e mangiare un boccone rimanendo in piedi vicino al muro perimetrale, temiamo che avanzando verso il centro della stanza sprofonderemmo con tutto il pavimento; esperienza che preferiremmo evitare.
Si riparte alla conquista del Magnola che è poco distante ma i guanti umidi all'interno per la condensa della pelle si sono freddati e le mani già fredde diventano blocchi di ghiaggio, un principio di congelamento dolorosissimo. Io soffro spesso di questo problema e l'ho attenuato con uno scaldino a benzina Zippo che però mi è caduto nel rifugio e si è smontato il bruciatore, di fatto spegnendo lo scaldino che ormai è freddo e (con queste mani in questo vento) è del tutto impossibile riaccenderlo.
In vetta al Magnola stranamento il vento è quasi cessato, ma impegnati a risuscitare le mani quasi dimentichiamo di farci una foto con la piccola croce coperta di ghiaccio ventato.
L'idea è quella di discendere per la Vale Majellama ma dapprima sbagliamo strada poi viste le poche ore di luce decidiamo di desistere e risaliamo al sentinella per ridiscendere per la via di salita.
Ormai c'è il sole sempre più basso ed i colori dell'autuno si mescolano col bianco della neve in un caleidoscopio che leva il fiato, il Cafornia che ci sovrasta è ormai del tutto scoperto dalle nubi, la sua roccia nel sole radente è rossa come terra di Siena e la cima è bianca di neve, dietro di noi sorge la luna quasi piena. Si scende nel sentiero ripido fino a ragiungere l'auto che ormai è buio.
Bella escursione ma il problema alle mani denuncia una carenza nell'attrezzatura che è urgente correggere.
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