Qualche settimana fa avevamo pensato di fare la 100 vetta con una escursione da tre cime partendo da Pietracamela per conquistare Picco Ratti (Pio XI) e le due vette di Intermesoli ma eravamo riusciti a farne solo una (relazione).
Cape toste, decidiamo di partire da dove abbiamo lasciato e quindi organizziamo una vera e propria spedizione di due giorni con pernotto al rifugio Duca degli Abruzzi sul monte Portella.
Siamo a Pietracamela alle 8.30 circa e dopo una breve preparazione ci avviamo per il sentiero della val Maone, dal paese abbiamo visto che i due corni sono avvolti nella loro nube personale (come spesso accade) ma pure Intermesoli comincia a produrre la sua personale cortina nuvolosa, il resto del cielo e azzurro stabile.
Al bivio imbocchiamo il sentiero che sale alla conca del Sambuco costeggiando il colle dell'Asino e aggirando il Picco dei Caprai; il sentiero a tratti ripido è comunque comodo nel bosco e ben segnato.
Usciamo dal bosco e tutto a un tratto si vede il mare, l'Adriatico e i due corni (se non fossero avvolti nelle nubi). Prosegue la salita ripida tra i prati e poi su pietre bianche su cui spiccano rossi i segni frequenti del CAI.
Appena il tempo di tirare il fiato a quota 2000 su una piccola sella alla base della Conca del Sambuco, a sinistra il Picco Ratti, a destra la strada che dobbiamo risalire per guadagnare la cresta della vetta settentrionale di Intermesoli, sopra di noi le nubi che a tratti si chiudono, a tratti si aprono, danno un po' di apprensione; l'escursione oggi è lunga, molto lunga e faticosa; se il tempo girasse al brutto... le previsioni sono ottime ma in montagna non si sa mai.
Affrontiamo un ripido crinale erboso rassicurati dalla presenza dei segni che a queste quote sono un lusso, un vero lusso in cui "ci scialiamo"; lentamente e faticosamente ma senza particolari difficoltà guadagniamo quella che sembra la cresta da risalire, davanti a noi la vetta protetta da un ammasso minaccioso di pietre, sfasciumi e detriti rocciosi.
Arrivati sotto la cima affrontiamo la pietraia, ripida e scivolosa che porta in vetta, anche qui confortati dai segni, sulla breccia si scivola, le pietre più grandi rotolano rovinosamente e le rocce più grandi sono infidi appigli pronti a sbriciolarsi sotto le nostre mani; il cielo sopra di noi e intorno a noi è completamente coperto; siamo in una nube.
Le ultime grandi pietre da scalare e siamo in vetta, una croce fatta con due tubi e un fil di ferro, una scritta nera su una roccia.
Breve la sosta perché lunga è ancora la via e... difficile da trovare, dritti dalla vetta non si scende sulla cresta quindi torniamo indietro. Troppo. Risaliamo verso la vetta e, poco prima di raggiungerla ci affacciamo dietro un roccione... da qui si scende in cresta.
Sempre avvolti nella nube affrontiamo la larga cresta di intermesoli fatta di grosse pietre levigate dal vento, si scende un po' poi si risale, intorno a noi il nulla, sembra di camminare sulla luna.
Ad un tratto la cresta comincia lungamente a salire, salire... abbiamo attaccato la vetta di Pizzo Intermesoli che raggiungiamo piuttosto stanchi e infastiditi dalle nubi che ci impediscono di godere a pieno di questo momento, siamo a 100 cime! E che centesima!
Una foto con la madonnina e poi si scende, la ripida ghiaiosa e scivolosa discesa alla sella dei Grilli è il tratto che personalmente temevo di più, fin dalla mattina, un ripido mucchio di sassi che visto dalla vetta di Pizzo Cefalone mette paura.
Fin da subito i bolli rossi e gialli ci prendono per mano, ci fanno imboccare un canale pieno di detriti e poi ci guidano con serpentine nei punti in cui è più agevole scendere fino all'ultimo tratto a zig zag sul pietrisco che conduce alla Sella Dei Grilli.
Ora una vera e propria sosta con merenda e, finalmente, panorama!
Il cielo s'è aperto, alla nostra sinistra il Corno Grande, davanti a a noi Pizzo Cefalone e a destra Monte Corvo. Sulla cresta del Portella si staglia la casetta del rifugio, nostra meta di oggi; sembra vicino ma... in montagna non puoi mai dire.
Riposati ci avviamo verso la sella del Cefalone, prima in discesa e poi in salita sull'erba; la discesa dal Picco mi ha risvegliato un dolore ad un tendine del ginocchio destro che non si presentava ormai da 20 anni, spero non crei problemi anche perché c'è anche domani.
Dalla Sella del Cefalone scendiamo su sentiero ripido e scivoloso, a tratti esposto, scendiamo scendiamo, il ginocchio protesta ed io so che dovremo anche risalire.
I pennelli della sera dipingono le montagne intorno a noi con colori più morbidi diffondendo quella serena tristezza che saluta il morire di un giorno consumato in montagna quando già sai che domani sarà un altro bel giorno, degno di essere vissuto, assaporato, consumato.
Risaliti intercettiamo il sentiero che da Campo Imperatore taglia a mezza costa il Portella e conduce a Pizzo Cefalone e alle Malecoste proseguiamo verso il Passo della Portella ed il ginocchio ormai è fuori della grazia di Dio, urla anche in pianura; mi arrendo, sciolgo una bustina di Aulin in un fondo di borraccia e... che il fegato si fotta, qui non posso fermarmi.
Risalire la Vetta del Portella è necessario ma, dopo una giornata simile, è faticoso, il vento in cresta tira forte ed è freddo, ancora qualche saliscendi in cresta e il rifugio si manifesta in tutta la sua accoglienza; significa, riposo, caldo, cibo.
La cena è alle 19.30 mi aveva detto il gestore al telefono quando avevo prenotato, e noi entriamo alle 19.25, tempo di levare gli scarponi, buttare gli zaini in branda e cambiarci la maglia sudata.
Una zuppa di verdure non l'ho mai mangiata con tanto appetito come quella con cui abbiamo aperto la cena seguita a ruota da un piatto di polenta con due grosse salsicce.
Proviamo ad uscire ma fa freddo e siamo stanchi, inoltre molti già nella camerata sono in branda quindi ci infiliamo nei sacchi lenzuolo e chiudiamo gli occhi su questa magnifica giornata.
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