martedì 4 luglio 2017

CENTO! Il ritorno.

La notte al rifugio, stanchi dopo l'escursione del giorno precedente (2.150 metri di dislivello!) dovremmo dormire come sassi ma... non è proprio cosi.
La novità, forse l'eccitazione per l'escursione passata e quella che ci aspetta... insomma si dormicchia ma a tratti.
La mattina una lavata sommaria (quest'anno particolarmente siccitoso l'acqua scarseggia ovunque, figuriamoci qui al rifugio) una buona colazione e si esce, c'è il sole ma è freddo qui in cresta al Portella.
Il programma odierno prevede di raggiungere il Gendarme delle Malecoste e la cima delle Malecoste per poi scendere dalla sella delle Malecoste e raggiungere la sella del Venaquaro.
Poi se si riesce si fanno un paio di vette (Venaquaro e Falasca) per poi scendere verso il paese di Intermesoli dalla valle del Venaquaro.

Dopo colazione un altro Aulin addomestica il mio ginocchio, il sentiero che segna la cresta del Portella è comodo e poi dal passo omonimo prendiamo il sentiero già percorso ieri che porta sotto a Pizzo Cefalone, anche questo senza difficoltà né pendenze particolari.

Giunti sotto al pizzo cerchiamo la via verso la cresta delle Malecoste ma i segni sono radi e sbiaditi, un paio di anni fa li ricordavamo più netti; in ogni caso arriviamo in un punto un po' esposto che ricordiamo bene da un precedente tentativo di un paio di anni fa, da cui scendiamo uno alla volta passandoci gli zaini.

Proseguiamo quindi seguendo dei piccoli bolli blu e rossi ormai quasi spariti, il sentiero è abbastanza esposto me offre sempre appigli che danno sicurezza, un solo tatto senza appigli ed esposto ambo i lati ci da un po' di apprensione ma sono tre passi tre. Per non saper ne leggere ne scrivere lo passiamo da seduti più che altro per dire a noi stessi di aver preso tutte le precauzioni possibili.

Ancora qualche passaggio di I grado e siamo in vetta al Gendarme (cima Giovanni Paolo II) dove tra le altre cose troviamo una targa montata a testa sotto. Ci sarà un motivo? O chi l'ha montata soffriva di capogiro?
Da Pizzo Cefalone alla vetta del Gendarme ci abbiamo messo circa 2 ore in ossequio al detto: chi va piano va sano e va lontano.

Da qui in poi la cresta è tutta una passeggiata fino alla Vetta delle Malecoste e poi fino alla sella omonima da cui si scende per un sentierino ripido fino ad un ghiaione che taglia alla base la cresta nord delle malecoste tutta creste affilate e pinnacoli.

Il sentiero sul ghiaione, segnato sulle carte, è appena accennato sulle pietre e porta alla Forchetta della Falasca, noi però lo abbandoniamo prima sciando sulle pietre e divertendoci come due undicenni fino  alla conca denominata Le Pozze (su IGM). Proseguiamo verso est e poi tagliamo a nord in salita per intercettare il sentiero che sale al laghettto del Venaquaro e alla sella omonima, sopra di noi incombe maestoso il monte Corvo.

Raggiunto il laghetto (asciutto) proseguiamo per la sella dove ci fermiamo a riposare; è tardi, sulla cresta delle Malecoste abbiamo perso tanto tempo, da qui in poco più di un'ora potremmo salire e scendere la cima della Falasca e del Venaquaro ma le gambe hanno già accumulato molta strada i questi due giorni e la strada fino a Pietracamela è ancora molto lunga. Rinunciamo.

Il sentiero che scende verso la valle del Venaquaro è ben segnato e comodo e a quota 2051 c'è un fontanile che versa della freddissima limpida acqua, un tesoro che non troviamo menzionato nelle varie descrizioni della zona, l'unica fonte segnata su IGM nella zona è la Fonte dei Grilli ma è molto più a ovest. La sosta qui è una festa, si mangia e beve a sazietà e si procede ad un pediluvio gelato (tipo Kneipp); i piedi ringraziano e tornano come nuovi (quasi).

Riprendiamo il cammino e, raggiunta la valle del Venaquaro, iniziamo a scendere per il comodo sentiero verso Intermesoli (il paese); alla nostra destra incombe Picco Intermesoli e a sinistra le pendici del Monte Corvo si rilanciano l'eco delle nostre esternazioni.

Sui 1800 metri d quota il sentiero si fa più ripido e scosceso, le nostra ginocchia provate maledicono le pietre scivolose e impertinenti mentre sotto di noi una scena di guerra... una grande fetta di bosco abbattuta da una valanga si allarga verso valle, speriamo di non dover passare li dentro o che in qualche modo il sentiero sia stato ripristinato... le informazioni che ci hanno dato al rifugio non ci parlavano di questa difficoltà, siamo fiduciosi.

A quota 1600 cerchiamo la Fonte gelata indicata su IGM ma non c'è o non  la troviamo e dopo un po' entriamo nel bosco dove iniziano le prime difficoltà con alberi abbattuti dalla valanga; il sentiero si riesce comunque a seguire nonostante gli ostacoli ma dopo un po si arriva nella vera e propria zona di guerra. Qui non esiste sentiero, e non esiste quasi più terreno su cui camminare! Si cammina sui tronchi di alberi secolari, ci si arrampica sulle enormi radici estirpate e capovolte dalla furia della neve, ci si aggrappa ai rami... da quota 1600 a quota 1300 impieghiamo a scendere circa 3 ore!

Dopo la ferita della valanga ci troviamo in un bosco incantato di enormi alberi secolari, sembra uscito da una fiaba dei fratelli Grimm; facciamo una foto.... la macchinetta! S'è persa! E' caduta nel "campo di battaglia", scavalcando qualche tronco o arrampicandosi su qualche enorme gruppo di radici divelte. Impossibile trovarla fori sentiero, impossibile.

Sta facendo buio e la nostra idea di intercettare il sentiero che a quota 1100 circa collega la valle in cui siamo con la Val Maone naufraga rovinosamente, non sappiamo se il sentiero è segnato e col buio non vorremmo trovarci con le lampade frontali fuori sentiero a girare a vuoto.
Proseguiamo quindi per Intermesoli da cui poi per un sentiero o per la provinciale potremo raggiungere Pietracamela.

Arriviamo in paese oltre le 21 e raggiungiamo il Ristoro Venaquaro dove sappiamo di poter contare su un ottima cena. I piedi ci fumano e raccontiamo la nostra disavventura.

Finita la cena ci incamminiamo per la provinciale con le nostre lucette perché col buio ci hanno sconsigliato il sentiero, ma è lunga, molto lunga.

Ad un tratto un fuori strada si accosta, scende Mario il proprietario del ristoro: "Ha detto mia moglie che state andando a Pietracamela a piedi, ma scherziamo? Vi accompagno io." Accettiamo questa gentilezza con piacere.

Siamo alla macchina alle 23.30, senza il passaggio ci avremmo messo almeno un'ora in più.

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