E' arrivato il momento anche per noi di affrontare qualche sentiero attrezzato e qualche ferrata, tra l'altro quest'anno sul Gran Sasso stanno ripristinando e ricostruendo tutte le ferrate e quindi è una buona occasione per acquistare l'attrezzatura e cimentarci con qualcosa di facile. Decidiamo di assaggiare i cavi d'acciaio con un sentiero attrezzato (non una vera e propria ferrata) ossia di fare il primo tratto del sentiero del Centenario fino alle Torri di Casanova.
Sveglia prima dell'alba, come al solito e di buon ora siamo sulla strada di Campo Imperatore, lasciamo l'auto all'imbocco della sterrata che porta a vado di corno e ci incamminiamo nell'aria ancora fresca ma che promette di scaldarsi alquanto nelle prossime ore; sono i giorni più caldi dell'anno ma qui in quota c'è un discreto venticello e si sta bene.
Raggiungiamo in breve il Vado di Corno da cui ci si affaccia sul Corno Grande e imbocchiamo sulla destra il sentiero del Centenario che prosegue in cresta o appena sotto di essa.
Il sentiero è comodo, ben tracciato e non presenta difficoltà di sorta né sembra avere pendenze particolarmente stancanti.
Arrivati al bivio per Pizzo S. Gabriele decidiamo di tirare dritto e conservare tutte le nostre energie per le Torri, vi saliremo al ritorno.
Prosegue il comodo sentiero, ci sorpassano due giovini che procedono a passo svelto e con dei piccoli zainetti, noi siamo sempre troppo prudenti e i nostri zaini forse un po' troppo carichi (come anche le nostre gambe "carche d'anni").
UN tratto poco più ripido ci porta in vetta al Brancastello; fin qui una passeggiata, il sole comincia a picchiare ma la brezza da nord impedisce al caldo di disturbarci.
Proseguiamo in lieve discesa poi con saliscendi, superiamo a mezza cosa la Cima del Vado di Piaverano (che saliremo al ritorno) e raggiungiamo l'inizio del sentiero attrezzato alla base delle Torri.
A vederle da lontano incutono un certo timore ma sembrano fattibili, con pazienza, prudenza e la giusta attrezzatura confidiamo di superare questo scoglio.
La più infida è la prima, anzi l'unica, le altre sono una passeggiata; si affronta prima una scaletta (un po' malridotta) poi una parete verticale, con molti appigli però; si può salire anche senza corda d'acciao alla quale però assicuriamo le nostre longe, il che da sicurezza.
La discesa dall'altro lato è più breve ma più difficoltosa; intanto bisogna salire un gradone leggermente esposto, qui invece di un gradino di ferro hanno messo solo un chiodo con anello che funge da gradino ma già si prevede che al ritorno, dovendolo trovare alla cieca con il piede, non sarà allegra. Salito il gradone si deve scendere e la corda di acciaio inizia qualche metro più sotto; qualcuno ha tirato però una corda (avremmo dovuto portarla) con la quale ci si cala fino al cavo d'acciao cui ci si assicura per discendere una ulteriore parete verticale. Da qui in poi nessuna particolare difficoltà fino alla 4 torre.
Missione compiuta... ma è presto! Salire le torri addosso alla roccia con il sole a picco e sottovento alla montagna è stato spossante, ci ha fatto sudare in modo esagerato e messo addosso una sete terrificante accompagnata, almeno per me, da un senso di debolezza che difficilmente provo in montagna.
La nostra scorta d'acqua è abbondante ma sta andando via più rapidamente del solito; ciononostante decidiamo di procedere ancora un po, forse potremo conquistare anche l'Infornace? E' lontano ma decidiamo di proseguire dandoci come orario limite per il ritorno le 14.
Il sentiero procede un tratto in discesa poi in piano poi in discesa decisa, ad un tratto c'è un punto esposto in cui manca il cavo, si vedono solo i chiodi nella roccia, dobbiamo aggirarlo scendendo più a valle; questo tratto del percorso ci tiene sempre, costantemente sul versante SUD sotto il sole e sottovento alla montagna, il caldo è esagerato.
Si risale su una cresta poi si scende da un canalino breccioloso e infido, poi un traverso esposto aiutati da un cavo d'acciao ci conduce alla Forchetta di S. Colomba.
Qui ci fermiamo, addossati alle pareti in cerca dell'ombra, leviamo i caschi per far respirare le teste zuppe di sudore, l'acqua comincia a scarseggiare; oltre non è il caso di andare.
Il ritorno è lento e faticoso, il caldo non molla, sotto le Torri facciamo una sosta per riprendere forza all'ombra prima di affrontare la nuova arrampicata e disarrampicata della prima Torre.
Finalmente siamo giù, spogliamo l'attrezzatura e ci incamminiamo per la cresta della Cima del Vado del Piaverano, in cresta fa meno caldo, c'è un po' di brezza ed il sole comicia a perdere forza, ma l'acqua è poca e ci sentiamo disidratati.
Proseguiamo lungo la cresta, aggirando qua e la qualche cimetta per risparmiare le gambe e raggiungiamo la biforcazione che porta a Pizzo S. Gabriele. Che si fa? Saltiamo?
No. Lasciamo gli zaini e scendiamo leggeri sul ripido crinale che porta al pizzo cui si risale brevemente; altra piccola pausa poi si risale verso il Centenario.
Da qui in poi è tutto comodo sentiero e l'unico problema è l'arsura potente da levare fiato e forza.
Quella poca acqua che rimane in una borraccia ce la dividiamo da bravi fratelli e per l'ultimo tratto siamo a secco.
Da Vado di Corno che stamani in salita sembrava brevissimo, stasera in discesa sembra non finire mai, in auto poi c'è non più di un fondo di bottiglia, meno di mezzo litro di acqua, e calda!
Meglio di niente...
Senza nemmeno levare gli scarponi scendiamo spediti con l'auto fino a Fonte Cerreto dove beviamo a sazietà e ci mettiamo in cerca di una cena.
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