sabato 10 marzo 2018

VENTICINQUE! The fog, again.

L’idea era di fare una salita alpinistica, però bisogna dire che le condizioni meteo e soprattutto le condizioni della neve sconsigliavano quel tipo di escursione un po' ovunque.
Forse solo sulla Maiella sarebbe stato possibile tentare qualcosa, un terreno però a noi per ora sconosciuto e in ogni caso con questo vento caldo sarebbe stato necessario attaccare qualsiasi salita molto presto la mattina cosa che confligge radicalmente con la distanza della Majella da Roma.
Decidiamo quindi per un’escursione, seppur  impegnativa, priva di pericoli oggettivi: la salita del Monte Sirente da Rovere.
Raggiungiamo il nostro punto di partenza poco dopo le otto, non c’è molto vento e nonostante intorno a noi sia tutto ghiacciato il freddo non è così pungente.
Ci attrezziamo e ci mettiamo in marcia, i ramponi nello zaino e le ciaspole in spalla (imbrachi corda e ferramenta restano tristemente in macchina); il terreno è innevato già a questa quota ma qualcuno è stato qui da poco, ieri forse, perché il sentiero è marcato da nitide impronte. Dopo una ventina di minuti ci rendiamo conto che sebbene non si affondi nella neve, comunque lo scarpone tende a scivolare quindi, più per comodità che per maggiore sicurezza, decidiamo di indossare le racchette e in effetti si procede più comodamente grazie ai pattini dentati.
Il sentiero sale comodo senza strappi, le impronte di chi ci ha preceduto ieri o l’altro ieri ci facilitano l’orientamento nonostante i segni molto radi e probabilmente in parte nascosti dalla neve. Siamo ancora nel bosco, raggiungiamo un bivio, prendiamo a destra il sentiero che prosegue verso la cresta mentre a sinistra c’è il sentiero che dirige al rifugio, la pendenza non è mai stancante però procedere della neve non è mai una passeggiata, raggiunta la cresta le impronte proseguono oltre probabilmente verso il rifugio che si raggiunge anche da quassù, noi risaliamo un piccolo dosso e continuiamo per la cresta dove intercettiamo altre impronte, questa volta di sci, che ci accompagneranno per quasi tutta l’escursione.
Qui su da quota 1800, si gode di un panorama spettacolare: il Gransasso e la Maiella, il Velino, gli Ernici tutto a portata di mano, i monti del Parco Nazionale d’Abruzzo sembrano a un tiro di schioppo, il cielo è terso qualche nuvola bianca sopra di noi, da Nord vediamo delle nuvole grigie un po’ più consistenti muoversi veloci, spazzate dal vento non freddo ma insistente.

La cresta del Sirente è larghissima fatta di tante creste una vicina all’altra, tanti saliscendi, tanti dossi; chiaramente il sentiero non si può vedere nascosto dalla neve ma tra il GPS e le impronte degli sci riusciamo a tenerci sul tracciato più comodo, chi ha sciato qui sapeva bene dove stava andando.
Arriviamo in vista della prima vetta di oggi Sperone Tiburtini, il sentiero fa un giro abbastanza ampio per portarci sul lato con minore pendenza, ciononostante per l’ultimo tratto dobbiamo levare le ciaspole che scivolano sulla neve bagnata impedendoci di proseguire. A questo punto indossiamo i ramponi e sfoderiamo la piccozza, la pendenza non è proibitiva e la neve è morbida ma meglio sempre procedere in sicurezza. Raggiunta la vetta ci guardiamo intorno, molte cime ora sono coperte da nubi ma su di noi splende ancora il sole anche se il vento sembra soffiare verso di noi le nubi che corrono veloci e che a tratti coprono la cresta davanti a noi e la prossima cima che è Punta Macerola.
Proseguiamo in cresta ma ben presto ci troviamo avvolti in una nebbia che si taglia col coltello, vediamo solo per una manciata di metri davanti a noi e temiamo di andare a finire su qualche cornice o in qualche crepaccio. Proseguiamo quasi a tentoni, molto, molto lentamente, cercando di individuare nella nebbia le asperità del terreno e facendoci guidare dalla traccia del GPS. Stiamo quasi per rinunciare a pochi metri dalla cima, siamo vicini ma non riusciamo a vederla e il pericolo di mettere i piedi nel posto sbagliato, fatale, è reale. Cala il vento e stranamente la nebbia si dirada, la visibilità davanti a noi aumenta di qualche metro e questo ci dà coraggio e maggior tranquillità, quindi proseguiamo fino a un risalto che quasi non sembra una cima ma il GPS ci conferma che siamo proprio sopra il waypoint denominato Punta Macerola.
È la nostra 25ª cima invernale e non riusciamo a vedere nulla intorno a noi, sembra una maledizione, questa estate su I Pizzo Intemesoli, la nostra cima numero 100, stessa nebbia dispettosa che ci impediva di guardarci intorno. Non resta che fare un selfie: io, tu e la nebbia.

Le condizioni meteo ci hanno rallentato notevolmente, inoltre proseguire verso la vetta del Sirente in questa nebbia è anche poco divertente oltre che pericoloso, pertanto la decisione è di tornare sui nostri passi perché già fin qui l'escursione è stata bella lunga soprattutto considerato l’ambiente innevato.
Com’è naturale viste le condizioni della visibilità, decidiamo di seguire a ritroso i nostri passi, che è il modo migliore per non sbagliare strada in condizioni simili, a tratti sembra che la nebbia si diradi ma c’è il timore che possa tornare, bisogna dire che a quota 1800 ci rendiamo conto che la nebbia è sopra di noi, ovvero che al di sotto di una certa quota l’aria è pulita e la visibilità ampia, l’ultimo tratto nel bosco con la luce del sole che si abbassa è estremamente affascinante
Raggiungiamo l’automobile alle 18:30 circa e prendiamo una decisione unanime di andare a rifocillarci per cena a Corvaro dove c’è il nostro affezionato Agriturismo L’Anguizzola. Ce lo siamo meritato.

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